By: Avv. Natale Callipari
12/10/2018
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 COMMENTO ALL’ORDINANZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA LEGITTIMITA’ DELL’ART. 83 BIS DEL D.L. 112/08
 
L’ordinanza pubblicata ieri con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dai Tribunali di Lucca e Trento con riferimento all’art. 83 bis del d.l. 112/2008, recante la disciplina dei c.d. costi minimi di sicurezza dell’autotrasporto di merci, va interpretata sulla falsariga della giurisprudenza della Consulta, secondo cui “i princìpi enunciati dalla Corte di giustizia, riguardo a norme oggetto di giudizio di legittimità costituzionale, si inseriscono direttamente nell’ordinamento interno con il valore di jus superveniens, condizionando edeterminando i limiti in cui quelle norme conservano efficacia e devono essere applicate anche da parte del giudice a quo”.
 
Com’è noto, tra le ordinanze di rimessione di cui sopra e la decisione in commento sono trascorsi più di due anni, durante i quali sono intervenute rilevanti novità che hanno inciso sensibilmente sui termini della questione devoluta a suo tempo al giudice delle leggi.
 
Ci si riferisce ovviamente alla sentenza della Corte di Giustizia U.E. del 4.9.2014, con la quale è stata dichiarata in contrasto con la normativa europea sulla concorrenza la disciplina dei costi minini di sicurezza limitatamente all’applicazione datane dall’Osservatorio della Consulta generale dell’Autotrasporto e della Logistica (dal novembre 2011 al luglio 2012) e alla legge di Stabilità 2015 (l. 23.12.2014 n. 190) che ha riscritto il testo dell’art. 83-bis con efficacia, tuttavia, a decorrere dall’entrata in vigore della stessa.
 
Preso atto della significativa modifica del quadro normativo su cui effettuare il suo giudizio di legittimità, la Corte Costituzionale ha disposto, pertanto, il rinvio degli atti ai due giudici remittenti “per un nuovo esame della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione alla luce dello ius superveniens”.
 
Trattasi all’evidenza di una pronuncia che volutamente non è scesa nel merito delle censure sollevate in riferimento all’art. 83 bis, nella misura in cui queste sono state ritenute non più attuali e rilevanti rispetto alla definizione dei giudizi da cui si sono originate, essendo piuttosto compito dei giudici remittenti valutare se, alla luce del mutato quadro giuridico, vi siano ancora margini per sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 83 bis.
 
Le conseguenze di questa pronuncia sul contenzioso pendente e sulle posizioni maturate e fin qui non azionate non sono per nulla trascurabili, perché la disciplina dei costi minimi di sicurezza si conferma ancora come perfettamente efficace ed applicabile in relazione al periodo di sua vigenza (ossia fino al 31.12.2014): non è, infatti, intervenuta alcuna pronuncia abrogativa a negarne l’ultrattività e la ricordata sentenza della Corte di Giustizia ha avuto come effetto unicamente l’annullamento da parte del Tar Lazio delle tabelle pubblicate dal già ricordato Osservatorio nella sua breve vita, senza alcun coinvolgimento di quelle esitate prima e dopo dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
 
Resta immutata, pertanto, la possibilità per gli autotrasportatori di agire giudizialmente (avvalendosi a tal fine della strada accelerata del procedimento per decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo)  per il recupero dalla committenza del costi minimi di sicurezza relativi ai  trasporti eseguiti fino alla fine dell’anno scorso, con l’unico limite rappresentato dalla maturazione dei tempi di prescrizione (5 anni per i contratti non scritti; un solo anno per quelli scritti) ed esclusa naturalmente dal conteggio la parentesi di attività del sopra ricordato Osservatorio.
 
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Corte Costituzionale Ordinanza n° 802015
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