By: Avv. Natale Callipari
12/10/2018
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La Corte Costituzionale con la sentenza n° 113 / 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non è previsto che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
Ripercorrendo il ragionamento della Consulta, viene innanzitutto evidenziata l’esistenza di un orientamento giurisprudenziale talmente consolidato da essere definibile come diritto vivente, il quale ribadisce che il censurato art. 45 esoneri i soggetti utilizzatori dall’obbligo di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura delle apparecchiature impiegate nella rilevazione della velocità (Corte di Cassazione, seconda sezione civile, sentenza 15 dicembre 2008, n. 29333).
Così interpretato, l’art. 45 del d.lgs. n. 285 del 1992 collide con il «principio di razionalità, sia nel senso di razionalità formale, cioè del principio logico di non contraddizione, sia nel senso di razionalità pratica, ovvero di ragionevolezza» (sentenza n. 172 del 1996).
Secondo il canone di razionalità pratica, l’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare intrinsecamente irragionevole.
I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare sicuramente l’affidabilità delle apparecchiature, ma la Corte rileva che ancor di più è in pericolo la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale.
Secondo la Consulta si aprirebbe anche un problema di coerenza interna della norma. Relativamente ai procedimenti sanzionatori inerenti alle trasgressioni dei limiti di velocità, l’art. 142, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992, prevede che siano considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate.
Si tratta di una limitazione dovuta alla peculiarità della fattispecie concreta, essendo pressoché impossibile riprodurre l’accertamento dell’eccesso di velocità in caso di sua contestazione.
Tuttavia, detta limitazione troverebbe ragionevole spiegazione e bilanciamento nel carattere di affidabilità che l’omologazione e la taratura dell’autovelox conferiscono alle prestazioni di quest’ultimo.
Sarebbe dunque incomprensibile che l’ art. 45, comma 6, del medesimo codice consentisse alle amministrazioni preposte agli accertamenti di evitare ogni successiva taratura e verifica.
Da ciò la pronuncia di incostituzionalità della norma, in riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
Si deve rilevare, inoltre, che secondo la Corte tutti gli apparecchi autovelox devono essere sottoposti a verifica, sia i cd. automatici sia gli apparecchi “presidiati” usati dalle pattuglie.
Gli apparecchi automatici, in genere, dovrebbero essere già sottoposti alle verifiche periodiche, perché lo prevedono i principi fissati dal ministero delle Infrastrutture nel 2005 a integrazione del decreto ministeriale del 29 ottobre 1997.
Pertanto, prima di impugnare un verbale è necessario verificare attentamente quanto indicato nello stesso, per stabilire se è stato utilizzato un apparecchio di quelli presidiati, e quindi interessato dalla sentenza, il quale potrebbe non essere mai stato tarato, oppure uno di quelli automatici, già oggetto degli obblighi di revisione periodica.
 
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