By: AVV. ROBERTO SPOSATO
12/10/2018
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Una recente decisione del Giudice di Pace di Milano, pronunciata in data 11 marzo 2016, continuando nel trend seguito dalla giurisprudenza degli ultimi anni, ha espressamente disposto che il verbale di accertamento di infrazioni alle norme di cui al Codice della Strada, avendo natura fede-privilegiata ai sensi dell’art. 2700 Codice Civile, fa piena prova fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale”.
Questa decisa presa di posizione, la quale dà continuità ad un consolidato orientamento della Suprema Corte (su tutti Cassazione Sezioni Unite n. 17335 del 2009), impone, pertanto, al privato, che intenda contestare il contenuto di un verbale di accertamento di date violazioni, di proporre avverso il suddetto atto amministrativo querela di falso ai sensi e per gli effetti dell’art. 221 Codice di Procedura Civile (ai sensi del quale “la querela di falso può proporsi, tanto in via principale quanto in corso di causa in qualunque stato e grado di giudizio, finché la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato. La querela deve contenere, a pena di nullità, l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d'udienza. È obbligatorio l'intervento nel processo del pubblico ministero”).

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