By: AVV. MICHELA CHERUBIN
12/10/2018
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Con una recente pronuncia (Cass. Pen., sez. V, sent. n. 17794/2017), la sezione V penale della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che “costituisce violenza privata la condotta di chi impedisce, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati, all'avente diritto di parcheggiare la propria autovettura; ciò rappresenta infatti una modalità di coartazione dell'altrui volontà, peraltro realizzata con la piena consapevolezza dell'illiceità della propria condotta”.
Pertanto, la condotta di chi occupa con la propria vettura un parcheggio riservato ai disabili, oltre a costituire un gesto di dubbia moralità, in alcuni casi può anche integrare la condotta del reato di violenza privata, previsto e punito dall’art. 610 del Codice Penale.
Normalmente, infatti, l’occupazione di un posto auto riservato a persone con disabilità integra la violazione dell’art. 158, comma 2, del Codice della Strada, il quale, espressamente, vieta la sosta di veicoli “negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide di cui all'art. 188 e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli”, violazione punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 40 a euro 164 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 85 a euro 338 per gli altri tipi di veicoli.
Qualora, invece, il posto riservato sia stato assegnato ad una determinata persona, in ragione del suo stato di salute, l’occupazione, oltre a configurare la violazione al codice della strada di cui sopra, di fatto impedisce al cittadino assegnatario del posto il godimento del diritto di lasciarvi parcheggiato il proprio mezzo.
Tale comportamento, laddove venga provato l’elemento soggettivo del soggetto, ovvero la piena consapevolezza dell’occupazione dello spazio riservato ad un determinato utente, così come segnalato dalla segnaletica orizzontale e verticale, potrà ben integrare la condotta di violenza privata, delineata dall’art. 610 del codice penale, il quale prevede che “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni”.
In allegato il testo integrale della sentenza.

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584_delitti-contro-la-liberta-individuale-disabile-posto-riservato-parcheggio-violenza-privata.pdf
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