By: AVV. ROBERTO SPOSATO
12/10/2018
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I giudici di legittimità, con la pronuncia n. 10370 pubblicata il 19 maggio 2016, statuiscono che, nella ipotesi in cui le parti contraenti, vettore e sub-vettore, dispongano un termine di decadenza, nel caso di specie sei mesi, per la richiesta annuale del differenziale dei costi minimi di sicurezza (nel caso trattato dal Supremo Collegio le tariffe minime a forcella previste dalla Legge n. 298 del 1974), la decorrenza e/o spirare del medesimo, per inattività di una parte a provvedere alla predetta istanza, comporta l’impossibilità, per il pretendente, di poter reclamare tale posta attiva.
In particolare, la Cassazione ha evidenziato che “osserva….la corte di appello che il citato art. 9 del contratto stabilisce che qualsiasi rivendicazione di differenze tariffarie che il vettore intenda far valere verso il committente, a qualsiasi titolo o ragione, deve essere a questo comunicata in forma specifica ed analitica a pena di decadenza entro il termine perentorio di sei mesi a decorrere dalla data di ogni scadenza annuale del contratto. È pacifico in atti che le rivendicazioni tariffarie per cui è causa sono state avanzate decorsi sei mesi dalla scadenza dell'annualità contrattuale in cui si sono verificate le prestazioni per le quali si chiedono le differenze tariffarie…. (di conseguenza si applica) il chiaro tenore dell'art. 9 del contratto, il quale statuisce in premessa che, ove la durata contrattuale sia triennale, al contratto si applica la clausola di decadenza semestrale decorrente da ogni scadenza annuale. Come correttamente inteso dalla corte di appello, in applicazione dell'art. 1362 cod. civ., e, in particolare, del canone letterale di interpretazione, la clausola decadenziale è stabilita per la durata ultra-annuale del rapporto giacché, a prescindere dalla durata complessiva del contratto, eventualmente estesa a diversi anni, le rivendicazioni tariffarie riferite ad una determinata annualità contrattuale dovevano essere convenzionalmente rivolte alla controparte nel termine decadenziale dei successivi sei mesi”.
Sulla base di questa massima della Suprema Corte, pertanto, la richiesta del differenziale tariffario avanzata oltre i termini pattuiti nel contratto di trasporto comporta la nullità e/o illegittimità del decreto ingiuntivo emesso dall’organo giurisdizionale adito.
 
In allegato la sentenza della Corte di Cassazione n. 10370 pubblicata il 19/05/2016

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